Noblesse Oblige

Di Costanza Marana

Noblesse obligeparrucche

L’attenzione alla parrucca sontuosa, come simbolo di uno status sociale, si diffuse all’epoca di Luigi XIV, il “Re Sole” (1643-1715). Egli fu mecenate del lusso e dell’ostentazione e impersonò lo spirito barocco nelle sue accezioni più esasperate. Dalle “Mémoires” di Saint-Simon si evince quale sia stata la sua sottile politica d’incentivo alla vanità della classe aristocratica, attraverso abiti e gioielli sfarzosi, con l’obbiettivo di subordinarla e attrarla a sé. Mentore del principio che l’abbigliamento è la bandiera dell’appartenenza di classe, secondo Luigi XIV ogni nobile che si rispettasse doveva possedere un nutrito guardaroba e una varietà di parrucche acconciate in diversi modi. Ne esistevano di vari colori e fogge e spesso erano incipriate con farina di riso.

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Il re ne cambiava più di una al giorno secondo le circostanze o il capriccio: una parrucca per il risveglio, un per la battuta di caccia, una per l’udienza di corte, per il pranzo, per l’accoglienza dei diplomatici, per la messa; infine per le serate mondane. L’apparenza regnava sovrana. Il monito era guardarsi ed essere guardati: attori e spettatori allo stesso tempo. Esplicativo di tale costume fu la costruzione della Galleria degli Specchi, all’interno della reggia di Versailles, dove i cortigiani, in attesa di essere ricevuti dal re, conversavano e si rimiravano nelle centinaia di specchi posti sulla parete antistante.

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Le parrucche erano cotonate sulla fronte, spesso avevano dimensioni importanti e svettavano fino a 20 cm di altezza; riccioli e boccoli

incorniciavano il viso fino a giungere a metà petto. Estrosità, verticalità, tensione verso l’elevato erano i tratti dominanti dello stile barocco.

Si consumava l’usanza che si seguisse il costume del proprio sovrano riguardo il tipo di parrucca da indossare. Ad esempio mentre in Francia erano preferite quelle di color fulvo, in Italia erano diffuse maggiormente quelle di color nero; infine in Inghilterra erano d’uso quelle bionde. I materiali adoperati dai ceti più elevati, quali magistrati nobili e cavalieri, andavano dai capelli veri di crine alla stoppa; in seguito nel ‘700 fu sdoganato anche il loro utilizzo da parte degli ecclesiastici.

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E’ divertente notare come il cappello, da parte dei gentiluomini, fosse sempre portato in mano per non scompigliare le teste voluminose.

Seguendo l’evoluzione del barocco e facendo un ampio salto temporale di quasi un secolo si approda al pieno stile rococò, dove l’impianto decorativo acquisì una certa leggerezza, fluidità, e una tendenza verso un’esasperazione della componente frivola e giocosa.settecento

Riguardo al costume dei copricapi femminili, già nel 1774, con l’uso dei cappelli “à la Iphigenie”, simbolico dell’opera rappresentata “Ifigenia in Aulide”, si proseguì e si ridefinì il gusto e l’interesse su tutto ciò che poteva esaltare capo e capigliatura. Verso la fine del regno di Luigi XV le donne tendevano ad esaltare la sommità delle loro figure con giocose sovrastrutture.

Invenzione di Rose Bertin “ministra della moda”, nonché sarta della regina Maria Antonietta, furono il “Pouf à la circonstance” e il “Pouf au sentiments”, con i quali i nobili facevano a gara per agghindarsi. Erano dei veri e propri monumenti da testa, con denominazioni allusive dei fatti che riguardavano la corte per celebrare un avvenimento o per dar mostra dei propri sentimenti.

 

Venivano inserite sui capi imparruccati diverse decorazioni, quali statuine o riproduzioni di cipressi, tageti neri, covoni di grano, cornucopie contenenti frutta, piume bianche, a seconda del significato voluto per la circostanza e ostentavano altezze vertiginose. Il significato allegorico generico dell’utilizzo di queste sovrastrutture era nell’accogliere il nuovo sovrano, Luigi XVI, con l’entusiasmo, l’augurio e la consapevolezza dei tempi d’oro e dell’abbondanza di cui si sarebbe beneficiato sotto la sua aura. In onore dell’evento della vaccinazione contro il vaiolo di Luigi XVI venne esibito il Pouf a la inoculation, con un sole nascente, un olivo, un serpente intorno al tronco e un bastone fiorato.7afd9b349d2203c3d8e78a2e05a24014

Le toilette delle nobildonne duravano ore mentre i loro capelli venivano avvolti in rotoli di carta, arricciati con ferri caldi e inumiditi con succo d’ortica. Successivamente venivano pettinati, cotonati e incipriati con un preparato a base di radici di rosa, legno d’aloè, corallo rosso, ambra, fagioli e muschio. Si aggiungevano dei posticci per r755b9fa3b082a107e195e873dd8552c0endere la struttura sempre più elevata. Durante il regno di Maria Antonietta venivano posti dei cuscinetti di crine di cavallo, ricoperti con chiome vere o finte in modo da formare una struttura piramidale. Infine gioielli, frutta, piume, fiori confezionavano il tutto. Il cuoio capelluto soffriva di queste acconciature e spesso era necessario mettere delle pomate per calmare i pruriti e proteggerlo dal sudore. Queste creme, confezionate con materiali organici, generavano cattivi odori. Noto era l’utilizzo di bacchette, con manico d’avorio, per grattarsi il capo. Disturbi quali mal di testa, affaticamento della vista ed erisipela, erano frequenti. Le chiome potevano giungere i 60-80 cm di altezza e questo impediva di potersi sedere in carrozza, quindi le dame erano costrette ad inginocchiarsi. Significativo l’aneddoto secondo il quale Maria Antonietta non riuscendo ad entrare in un salone da ballo, dovette farsi smontare l’acconciatura, per l’entrée, per poi ricostruirla.65e7df680154928e81202e7f6ae0f1ed

Un altro episodio curioso fu quello secondo il quale la sovrana si presentò ad una serata mondana con il famoso “Pouf à la belle poule”, ovvero sul suo capo venne posta una riproduzione del veliero, che risultò vittorioso negli scontri contro la flotta inglese durante la rivoluzione americana. Durante la battaglia di Ushant, nel luglio del 1778, la nave Belle Poule inflisse alla fregata britannica Arethusa un’amara sconfitta. Altre vittorie navali furono stigmatizzate dal costume di indossare suntuose pettinature che ne celebrassero l’evento: Coiffure à la Frègate La Junon, Chapeaux à la Grenade e à la d’Estaining.

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Pettinature vertiginose, mode lambiccate, “color pulce, fango di Parigi”, piume svolazzanti sono dei must. Il gusto dell’eccesso, del complemento, dell’artificiosità, del gioco fine a sé stesso, pervadono le mode e il sentire dell’epoca. Mai si deve omettere, ma si deve aggiungere, che sia un abito, un copricapo, o nelle arti, come in particolare nella musica, dove le note parevano non essere mai abbastanza come negli spartiti di Mozart. In questi si susseguono cascate e scalinate di suoni, inebriando chiunque lo ascolti e calandolo subito in quella atmosfera rococò.

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Hans Axel von Fersen

Hans Axel von Fersen

 

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