“Figli d’Arte” e il Progetto Metis

di Tiziana Galli

“Figli d’Arte” e il Progetto Metis di Alessia Oteri

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Associazione Metis Teatro: un gruppo di appassionati allievi attori che dopo aver portato in scena quest’inverno “Figli d’arte”, al Teatro Sala Uno di Roma, hanno deciso di allargare il progetto inserendo lo studio e la realizzazione di copioni provenienti dal repertorio teatrale del primo Novecento italiano, sotto la guida di Alessia Oteri.

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Cinque gli spettacoli in calendario, più la rappresentazione del 26 giugno, interamente curata da Metis Teatro e corredata di un approfondimento pomeridiano al quale parteciperanno relatori di alto calibro:

21 GIUGNO ore 21.00 | LA SCALA, Piermaria Rosso di San Secondo
23 GIUGNO ore 21.00 |RE LEAR, studio da William Shakespeare

24 GIUGNO ore 21.00 | I BASSIFONDI da Gor’kij

25 GIUGNO ore 21.00 | L’OPERA DEI MENDICANTI da John Gay

 26 GIUGNO ore 18.30 Incontro sul tema – ore 21.00 FIGLI D’ARTE drammaturgia a cura di MetisTeatro

 28 GIUGNO ore 21.00 |SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE di Luigi Pirandello

 Un teatro che parla in maniera asciutta ma diretta: rappresentazioni nate per riportare il teatro alla sua originaria dignità espressiva. Non ci sono orpelli o non c’è nulla che possa supplire all’intensità della rappresentazione. Nulla di più di ciò che si vede: essenza pura.

Ottanta attori per sei spettacoli, di cui cinque classici. Nel foyer del teatro, sono previste pillole d’arte con aneddoti e assaggi rappresentativi delle riviste teatrali dei primi trent’anni del Novecento.

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FIGLI D’ARTE

E’ tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento che, in Europa, il teatro produce una straordinaria innovazione: la regia. Nasce quel principio estetico che regola in maniera scientifica l’economia di uno spettacolo e la media attraverso una figura specifica che si fa carico dell’interpretazione pratica di questa logica. La dinamica teatrale smette di essere guidata da quello che in passato era stato il capocomico e inizia ad essere gestita dal regista.

La rivoluzione nacque dalla necessità di risollevare il teatro dalla crisi che lo stava attanagliando e questa spinta verso il cambiamento venne operata da uomini come Stanislavskij, Copeau, Craig, Mejerchold, Sulerzicki e Appia.

Sembrava impermeabile al cambiamento la struttura teatrale italiana, dominata dall’insolubile incastro della “famiglia d’arte”. I figli abbandonavano la professione e il teatro moriva, ma la casta non voleva mollare le proprie vetuste certezze. Anche all’epoca l’Italia era in ritardo: mentre nel resto dell’Europa la regia era un dato di fatto conclamato nel Bel Paese ancora se ne discuteva senza prendere decisioni.

Questo spettacolo nasce da quella estenuante discussione, dalla voglia e dal bisogno di cambiare e da quel processo di mutazione che nasce indipendentemente da quello che è visibile agli occhi. Nasce soprattutto da quel mondo di suggestioni che hanno impressionato in maniera indelebile la regista del gruppo Alessia Oteri.

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