AltaRoma conclusioni

Di Tiziana Galli

Altaroma conclusioni. “Essere a Roma non è un lusso: è un privilegio”. Questo il punto di vista di Giambattista Valli, lo stilista romano che ha conquistato Parigi; lo racconta nel talk che si è svolto al Maxxi in occasione dell’evento “Roman’s Romance” organizzato da AltaRoma per la sezione “In Town” della quattro giorni capitolina.

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Giambattista Valli. Getty Immage

“A volte, quando torno da Parigi rimango narcotizzato da tanta bellezza” e continua, “una bellezza che chi vive qui non coglie perché la dà per scontata. Per accorgersene bisogna allontanarsi e poi tornare. Roma ora sta vivendo un picco di volgarità, ma sono certo che ogni cosa ha un tempo e ci sarà un momento in cui questo cambierà”. giambattista-valli-058602-5061373_0x420A chi gli chiede se sia necessario lasciare Roma per avere delle opportunità di successo Giambattista Valli risponde che per avere dei risultati è fondamentale avere “una propria visione” delle cose. Una visione romana: “extra-ordinaria”. E nella sua visione specifica la Moda non è solo moda: è stile, è arte, è fusione ed è tante altre cose.

 

Affascina quanto le sue creazioni ascoltare Giambattista Valli: “Ogni processo di crescita nasce da un conflitto, ma a me questa cosa non piace. Io cerco sempre di conciliare le dualità che mi spingono dentro”.

 

GIANBATTISTA-VALLI-2016E questo è il cuore dell’identità stilistica del couturière: quella capacità estremamente personale di fondere classicismo e sperimentazione trovando sempre il giusto equilibrio tra le parti.

 

E poi racconta la sua prima vera conquista ottenuta a Parigi: il rispetto. Il rispetto in quanto italiano, ottenuto per il suo lavoro e per il suo modo di lavorare.

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Ph. Alessandro Bova

E dal Maxxi al Guido Reni District: pochi passi per un volo pindarico che approda sulla passerella dello IED, l’Istituto Europeo di Design, dal quale tra le altre cose Giambattista Valli è decollato. L’Istituto presenta “S.OGNI. Visioni coraggiose dei talenti IED”. Una sfilata ricca di entusiasmo e di idee ben costruite. Una pioggia di energia e di passione, ma soprattutto il resoconto di un intenso lavoro ed un’ottima supervisione che a volte si stenta a trovare in passerelle più altisonanti. Procede il pomeriggio con il progetto “Creative District” presentato al Chiostro dell’Angelicum, sempre per la sezione In Town di AltaRoma. L’iniziativa ha visto sfilare i gioielli di Gaia Caramazza Italian Handmande Jewellery, i capi del brand Asia Neri, di Gian Paolo Zuccarello, di Good Luck e i costumi ed i copricostumi di Raviolina.

 

 

Sempre nel calendario eventi “In Town” di Altaroma, nel roof garden del locale “Pasticcio”, la “Ci.Effe Consulting” ha offerto il cocktail party “Celebrate the Excellence” per premiare con un assegno simbolico di cinquemila euro alcune aziende che operano sul mercato con tenacia e determinazione: Moovenda, il marchio di food delivery italiano, Mesauda Milano, azienda di beauty e make up, Nuna Lie, brand di abbigliamento donna, CHA•VAL Milano, conosciuto per i foulard di seta e MOA Master of Arts che ha legato le textures delle sneakers all’arte contemporanea. Dress code: Glam Cocktail. Domenica, il sipario si chiude con una giornata dedicata alle Accademie di moda che presentano il “final work” degli allievi. Spinge sulla capacità di creare prodotti vendibili l’Accademia Altieri, che prende il toro per le corna affrontando il punto dolente di tutte le collezioni giovanili: la vendibilità. Non c’è futuro per quei talenti che non vogliano piegarsi alle ragioni del mercato ed è compito degli Istituti di formazione far comprendere ai designers del domani che creare abiti è un servizio sociale.DSC_0279

 

Di AltaRoma si parla e si sparla: gli spunti sono tanti e così le luci e le ombre. Ma Ataroma è l’unica manifestazione romana capace di unire in un unico filo glamour e creatività, passato e futuro, progettazione ed artigianalità, arte e commercio, risvegliando la capitale dal suo stato comatoso. E’ un peccato vederla implodere in questo modo, stretta nella morsa di una città che sembra non aver più nulla da darle.

 

 

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